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Gay & Bisex

Massaggio..


di Membro VIP di Annunci69.it Welby66
12.08.2026    |    1.501    |    7 8.6
"Mi sentii come una sorgente, talmente libera che ad un certo punto spinsi con l’addome per dare maggiore pressione alla mia urina..."
Voglia di massaggio. Di qualcosa di nuovo però.
Cambio centro. Non chiedo di vedere chi opera in quel momento. Mi lascio condurre dal caso e spesso le situazioni più intriganti e goduriose le ho avute così.
Mi doccio nella stanza a me destinata e mi stendo prono.
“Buongiorno”, mi sento dire. Un brivido mi percorre la schiena. La voce è maschile!
Nessun uomo aveva toccato il mio corpo, se non a scopo fisioterapico.
Non riesco ad alzarmi e andarmene, oppure a richiedere di altra operatrice.
Lui percepisce la mia tensione e mi dice: “Rilassati. Ne varrà la pena…”.
Aveva una voce calma e gentile e sarebbe stato davvero un gesto poco carino andarsene.
Sono rimasto steso sul lettino. E ho fatto bene. L’ho capito subito.
Contrariamente al solito, non sento cospargermi l’olio sul corpo, bensì una lingua calda e umida che, leccandole, lava e ammorbidisce le piante dei piedi. Si insinua tra le dita, con delicata ingordigia, fino arrivare agli alluci ai quali dedica un reale pompino.
Cazzo che goduria!
Dai piedi sale verso i glutei, soffermandosi nella parte posteriore del ginocchio, avendo capito che è uno dei miei punti più sensibili.
Arriva ai glutei, li allarga e….slap! Un saluto lappato al mio buchetto!
Persa ogni iniziale titubanza gli spingo la testa a forza tra le chiappe.
“Leccami il culo troia!!” fu il mio gentile incitamento.
Dopo svariati minuti, al termine dei quali mi sentivo il buco del culo grondante di saliva, l’ho fatto mettere a fondo lettino. Mi sono messo alla pecora, col culo a un centimetro dal suo viso.
“Adesso mi farai vedere quanto sei un cagnolina obbediente e mi leccherai dal buco del culo alla cappella finche non sarò io a dirti di smettere!”.
“Sì, Padrone” fu la risposta che mi fece indurire ancora di più l’uccello.
Leccò, leccò e ancora leccò. Mi stancai prima io di stare a ginocchioni che lui a leccare.
Mi misi supino. Ancora non mi ero posizionato che ricominciò a leccarmi i piedi.
Giuro, una propensione così non l’ho mai vista da nessuno. Uomo, donna, trans, trav, alieni e via dicendo…
Ebbi la cappella che pulsava. Violacea.
Lo tirai a me e, senza tanti complimenti, glielo misi in bocca.
Cominciò a succhiare, ma lo fermai quasi immediatamente.
Intanto che ebbe ancora il mio membro in bocca gli chiesi gentilmente: “Appoggia la testa alla mia pancia e non muoverti”.
Lui, ovviamente, eseguì l’ordine del suo occasionale Padrone.
Sentì lo stimolo di urinare arrivare da lontano. Al momento non seppi se avrebbe potuto gradire o meno. La verità è che era ciò che volevo fare fregandomene di lui. Punto. Forse deprecabile, ma è la verità.
Incominciai a pisciargli in bocca. Sapevo che sarebbe stata bianca o quasi, quindi quasi inodore e insapore. Mi lasciai andare. Ancora di più quando lui se la bevve tutta a grandi sorsate. Ebbi la medesima sensazione di libertà di quando si è in mare a pisciare nudi.
Mi sentii come una sorgente, talmente libera che ad un certo punto spinsi con l’addome per dare maggiore pressione alla mia urina. Sentii distintamente il rumore del getto contro il suo palato.
E lui bevve…
Se la ingoiò tutta. Tanto che non ebbi una sola goccia di urina sul mio corpo.
Avevo il cazzo durissimo e le palle pulsanti dalla voglia di sborrare.
Scesi dal lettino, misi un piede sullo stesso e gli ordinai di leccarmi il culo e le palle mentre mi segai.
Non ci volle tantissimo per arrivare al massimo godimento.
Senza che glielo chiedessi, o ordinassi, me lo ritrovai a bocca aperta e lingua fuori.
Il mio atteggiamento da schiava/o preferito.
Gli inondai il viso con fiotti densi e generosi.
Gli procurai un arrossamento dell’occhio, ma non mi è sembrato dispiacersene. Anzi.
“Lavamelo, troia”, gli dissi mettendogli in bocca il mio cazzo bagnato.
E lui eseguì. Alla perfezione.
Spossato e soddisfatto, non feci in tempo a ringraziarlo e chiedergli il suo nome che uscì dalla stanza e mi congedò con un “Grazie, Padrone”.
Rimasi lì, in piedi, nudo, cercando di capire cosa fosse successo.
Era iniziato tutto con brividi sulla schiena. Di imbarazzo.
È terminato tutto con brividi. Di piacere.
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